Earth Day

1970, Stati Uniti d’America.

Il Paese stava vivendo il pieno del suo boom economico e lo sviluppo industriale ha ormai raggiunto livelli senza precedenti. L’inquinamento atmosferico era tutt’altro che una preoccupazione. Anzi, era indice di prosperità economica.

Ingenti quantità di sostanze chimiche venivano rilasciate quotidianamente nell’aria, provenienti sia dalle grandi industrie, sia dalle automobili che, sempre più numerose, affollavano le strade delle grandi città.
Tutti dormivano sonni tranquilli.

Beh, non proprio tutti. In quell’anno, qualcosa stava per cambiare. Una nuova consapevolezza stava facendo capolino nella coscienza di molti. Si trattava per lo più delle nuove generazioni, che proprio negli stessi anni si impegnavano nelle proteste contro guerra del Vietnam.

Nell’aria si respirava voglia di cambiamento, serviva solo una scintilla.
Quella scintilla fu innescata dal neoeletto senatore del Winsconsin, Gaylord Nelson.
Nelson riuscì egregiamente ad incanalare l’energia delle manifestazioni studentesche nelle tematiche ambientali. Con l’aiuto di un giovane attivista, Denis Hayes, furono organizzate conferenze in diverse università del paese. I campus iniziarono proprio il 22 aprile del 1970, una data che di lì a poco assunse un rilievo inaspettato.

Gli eventi si svolsero in tutte le nazioni del paese ed attirarono subito le attenzioni dei media.
Solo quell’anno, l’Earth Day coinvolse più di 20 milioni di persone – il 10% della popolazione americana del tempo – che iniziarono a portare nelle strade, nei parchi e negli auditorium la necessità di un provvedimento urgente che potesse contrastare gli effetti di 150 anni di danni arrecati dallo sviluppo industriale.

Nel dicembre del 1970, a seguito del crescente interesse dimostrato per le problematiche ambientali, gli Stati Uniti istituirono l’EPA (Enviromental Protection Agency), insieme a numerose leggi che regolassero le emissioni di sostanze chimiche nocive e lo smaltimento di rifiuti tossici.

Vent’anni dopo, nel 1992, l’Earth Day divenne un evento globale: 141 paesi coinvolti, 200 milioni di persone che lottano per la stessa causa. Il movimento aveva ormai un’influenza inesorabilmente in crescita, e solo due anni dopo, i maggiori capi di Stato si riunirono a Rio de Janeiro per la prima conferenza mondiale sull’ambiente.

Ad oggi, la Giornata Mondiale della Terra mobilita miliardi di persone. Quanto più cresce l’emergenza del cambiamento climatico, tanto aumenta l’impegno civile della società.
Lo sviluppo tecnologico ci ha fornito nuovi, potenti mezzi di condivisione e sensibilizzazione: i social media.
La connessione tra gli individui non è mai stata forte come ora, ed ognuno di noi ha la possibilità e il dovere di partecipare al cambiamento e sensibilizzare le nuove generazioni ad unirsi alla più grande sfida mai affrontata dal genere umano.

Post by mario tartaglia

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